Alessandro Quarta: “Il violino fa parte di me: è un mezzo affinché io possa suonare me stesso. ” – INTERVISTA

Parte ufficialmente da Cremona il nuovo tour di Alessandro Quarta che, per l’occasione, ha dedicato una scaletta intera a Astor Piazzolla. Accompagnato da altri 4 musicisti, Alessandro ha dato vita e reso magico l’Auditorium “Giovanni Arvedi” al Museo del Violino di Cremona. Proprio qui abbiamo incontrato Alessandro Quarta, a poche ore dal suo live.

Ciao Alessandro, benvenuto a Cremona, la città della musica. Per la prima volta ti esibisci al Museo del violino. Cosa ne pensi della città e di questo tempio dall’acustica perfetta?

Si, è vero. E’ la prima volta in questo auditorium ma Cremona è una città che conosco molto bene, la tengo davvero a cuore. Proprio qui all’età di 14 anni già studiavo con il grande Salvatore Accardo nella Stauffer. Sono tornato più volte per dei concerti, ma la mia prima vera volta nella “casa del violino” mondiale è questa.

Hai avuto modo di ultimare il soundcheck: com’è l’acustica in auditorium? Si parla di un’acustica perfetta…

In effetti non è una leggenda, è proprio un dato di fatto. Il musicista riesce a sentire il suo strumento in un modo pazzesco. E’ un’esperienza sicuramente da provare.

Alessandro, sei un musicista poli strumentista. Con il violino sicuramente è stato amore a prima vista. Come mai proprio questo strumento e non un altro?

Quando avevo 2 anni circa, con il matterello mi mettevo dietro la porta di camera mia e fingevo di suonare. Il violino fa parte di me: è un mezzo affinché io possa suonare me stesso.

Sei ambasciatore della musica italiana all’estero: proprio due anni fa hai ricevuto il premio come “Miglior Eccellenza Italiana nel Mondo per la Musica”. Quanto è importante far conoscere il nostro Paese e il nostro potenziale all’estero?

Mai come oggi è importantissimo: io non sono contrario allo stile musicale che oggi troviamo nel nostro Paese. In Italia manca la parola “anche“: perchè le scuole di musica chiudono, le orchestre non continuano, perchè la critica contro Il Volo a Sanremo. Io ho amato il loro invito al Festival per la loro melodia. Ovvio che bisogna innovare, ma bisogna utilizzare la parola “anche”. Non possiamo essere conservatori su uno stile che rimanga negli anni. La storia della musica non sarebbe continuata. Io sono fiero di essere italiano e di portare la nostra musica nel mondo.

Parlando proprio di Sanremo, nella serata dei duetti quest’anno hai accompagnato “Il Volo” con il loro brano “Musica che Resta”. Che magia si respira sul palco del “Teatro Ariston”? Come nasce la collaborazione tra di voi?

Dopo la trasmissione di “Danza con me” con Roberto Bolle (lo saluto anche qui!), i ragazzi mi hanno visto il 1 gennaio e mi hanno contattato per commissionarmi questo duetto. La stampa ha saputo della mia presenza qualche giorno prima della nostra esibizione. E’ l’importanza mediatica che quel palco ha: milioni di italiani che ti ascoltano e ti conoscono in Italia e in giro per il mondo. Ogni palco per me è un’arena, è stato così anche per la serata duetti. Io mi godo le esibizioni attraverso i video: quando suono non ricordo nulla, mi godo il momento. Anche a Sanremo vi sarete accorti che mi sono svegliato al termine dell’esibizione.

Il 22 febbraio è uscito il tuo nuovo album “Alessandro Quarta plays Astor Piazzolla”. Cosa ci racconti a riguardo? Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi live?

Cerco di riportare l’emozione del tango dov’è nato, nei ghetti più sporchi di Buenos Aires. Inizialmente il tango veniva ballato solo da uomini che andavano alla ricerca delle prostitute più belle. Il tango è danza e sensualità. Sono fermamente convinto che ogni brano deve essere una colonna sonora collegata ad un’immagine. Con la musica devo far vedere quel frame.

Alessandro, quali sono i tuoi progetti futuri? Hai un sogno nel cassetto?

Eh, bellissima domanda. I concerti sono tanti: parto dalla musica a Roma, alla camerata Salentina con il quartetto del teatro della Scala, in Europa a Praga e Bruxelles con il mio quintetto. Scriverò 3 film: due colonne sonore per Rai Cinema e una per Anthony LaMolinara premio oscar per Spiderman2. Il sogno nel cassetto? Poter scrivere qualcosa che poi possa essere suonato a livello mondiale dagli altri.


Rispondi

Previous post Jack Savoretti: pubblicato il nuovo singolo ‘What more can I do’ – VIDEO, TESTO E TRADUZIONE
Next post Jack Savoretti: “Con ‘Singing to strangers’ faccio vivere il romanticismo” – VIDEO