Vasco Barbieri: “Il mio mondo è fatto da una miriade di colori!” – INTERVISTA

Da venerdì 20 settembre è online il video di “A LITTLE BIT OF PRESENT”. Nel video (scritto e diretto da Sibilla Barbieri eAndrés Arce Maldonado, produzione La Siliàn per Maqueta Records),VASCO BARBIERI è un sognatore sensibile che deve rapportarsi con una società chiusa, spaventata dalle differenze socio-culturali e che tende a vivere “in branco” (rappresentata dai conigli del videoclip). Il cantautore riesce a trovare, grazie al linguaggio universale della musica, un canale di comunicazione con gli altri, senza necessariamente“sposare” il loro modo conformista di affrontare la vita.

«“A little bit of present” nasce come reazione ad un momento di crisi dopo l’università. Ero circondato da un mondo estremamente più vasto e complesso di quello che conoscevo. Nel comporre questa canzone, mi consolavo con il pensiero che l’inquietudine è un sentimento condiviso e che se sfruttata in maniera costruttiva può diventare un motore inarrestabile – racconta Vasco –Questa canzone mi ha ridato la forza di accettare la mia follia e la mia differenza e mi ha ridato il coraggio di ballare “fra e con” i miei fantasmi. Perché, in fin dei conti, siamo tutti parte di uno stesso mondo!».

Il brano, dalle sonorità pop, ha per il cantautore una funzione quasi catarticadando voce alle sue preoccupazioni, attraverso la musica impara ad accettarle e non temerle, avvicinandosi con più fiducia al mondo esterno che in fondo condivide con lui le stesse insicurezze. Ecco la nostra intervista!

Ciao Vasco, parliamo del tuo nuovo singolo “A little bit of present”: di cosa parla questo brano?

Questa canzone mi è arrivata in un momento in cui stavo per arrendermi. È arrivata per incitarmi, per incitarci a credere di più in noi stessi. Mi raccontava che è facile confondersi dietro fantasmi e paure, come quando volevo rincorrere il Bianconiglio, ma mi suggeriva anche di tenere duro, di credere in me stesso e di avere un po’ di pazienza. Perché è facile avvilirsi e lasciarsi andare, ma comunque alla fine devi per forza tornare a fare i conti con te stesso. 

Quando e in che modo hai composto questo brano?

Dopo l’università, quando non avevo più chiaro che cosa dovessi fare, allora mi è arrivata. Era l’ennesima mattina che controllavo gli annunci di lavoro e, tra un’idea di futuro e l’altra, mi sono raddrizzato lo sgabello del pianoforte e ho cantato che volevo essere me stesso e smettere di sentirmi dire chi sarei dovuto essere. 

Quanti colori ha il mondo di Vasco? Qual è la tua paura più grande?

Il mio mondo è fatto da una miriade di colori! Il dramma è che spesso si perdono i contorni e diventano un unico movimento cromatico che riesco a gestire soltanto organizzando quel movimento in una melodia. La mia più grande paura adesso è che questo mio sforzo musicale non mi porti da nessuna parte e non serva a niente. Risolvo però questo timore con l’impegno, a tal punto che non ho neanche più le forze per avere paura.

Parliamo del videoclip del brano: quanto è importante per te riuscire a rappresentare in immagini ciò che provi mentre canti?

Io penso che la musica comunichi aldilà delle immagini, che vada a solleticare aspetti dei rispettivi inconsci in modo da farci partecipare insieme a delle scene che ognuno interpreta a suo modo. Quando suono non voglio dire qualcosa di preciso o univocamente indicativo, ma suggestionare, invitare l’immaginazione a perdersi insieme alla mia in un umore condiviso. Il mio video, in questo senso, vuole allegoricamente rappresentare quello stato d’animo in cui, quando ci si sente soli, si vorrebbe condividere con gli altri la propria musica e le proprie speranze.

Lo stesso vale per la grafica del singolo?

La grafica del singolo è stata un successo condiviso con la regista Sibilla Barbieri e l’art director Fernando Alba. Abbiamo unito le forze per capire quali fossero gli elementi chiave della canzone: crescita, gioco, musica, trasformazione,… finché non abbiamo ottenuto quest’immagine a cui tutti e tre davamo lo stesso significato. Una grafica che rappresenta un percorso di crescita, artistico, sociale… e, perché no, anche speciale!

Dall’infanzia ad oggi: quanto è cresciuto e quanto è cambiato Vasco?

Vasco è cambiato un sacco di volte! Ogni occasione era buona per scoprirmi diverso, immergermi in situazioni e panorami sempre differenti. Da piccolo mi piaceva travestirmi, mascherarmi, la vita è sempre stata per me un circo di parole, colori, vestiti, maschere, e ogni volta era un’occasione per scoprirmi di nuovo. Ho voluto sperimentare il più possibile, pattinare per i corridoi della mia vita senza necessariamente sapere dove mi avrebbero portato. Non parlerei però di un percorso di crescita, perché semplicemente è avvenuta d’un tratto: mi sono accorto che avevo sempre viaggiato con la mia musica e allora ho invitato anche gli altri a perdersi con me. Forse la mia è una provocazione a quella che viene generalmente definita crescita, è un’alternativa. 

La tua passione per la musica è sempre stata in continua evoluzione…qual è il sogno di Vasco?

Il mio rapporto con la musica nel tempo si è rivelato estremamente ambivalente. Se, infatti, da una parte mi consentiva di liberarmi e di librarmi sui prati dell’immaginazione, dall’altra, mentre facevo gli esercizi, guardavo gli altri bambini giocare fuori e pensavo che forse, quando sarei stato pronto, sarei uscito anch’io. Col tempo sono entrati loro 😄.

Il mio sogno sarebbe poter suonare qualunque cosa, senza dovermi costringere a uno strumento musicale; andare per strada, al mare, in montagna e poter armonizzare la musica che sento, conducendola come un direttore d’orchestra. Prima i fiati, poi i sospiri,… tutti all’unisono: i cuori, i pensieri, le emozioni. 

Potremo sentirti presto in una dimensione live? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Dopo la prima volta che suonai in pubblico non volli più smettere, trovavo suonare in mezzo agli altri molto più stimolante. Adesso sto lavorando per raggiungere nuovi orizzonti. È uno sforzo non essere istrionico, ma penso che questa pazienza mi stia forgiando, preparandomi ad offrire una prospettiva più ampia e complessa. Ho imparato a non fasciarmi gli occhi ogni volta con nuove prospettive, ma ad impegnarmi in quello che devo e voglio fare. Perciò, una canzone per volta, uscirà il mio primo album. Vi invito allora a seguire Vasco Barbieri sui social perché sto arruolando la ciurma con cui voglio salpare per la prossima avventura… verso sonorità sempre nuove!

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