Vasco Barbieri: “Con ‘Love Remains’ mi sono liberato da dipendenze emotive” – INTERVISTA

vasco barbieri

Da venerdì 15 maggio è in rotazione radiofonica e disponibile in digitale “Love Remains” (Maqueta Records/Artist First), il nuovo singolo di Vasco Barbieri che anticipa il primo album di inediti. “Love Remains” (in italiano “L’Amore Resta”), parla di emozioni vissute che diventano tatuaggi sulla pelle dell’anima. Una mappa che segna il percorso fatto fuori e dentro noi stessi, permettendoci di andare avanti e indietro nei ricordi, per riviverli ed accettarli. Solo così “Love Remains”.

Vasco Barbieri, compositore e filosofo, nasce la prima volta il 6 agosto 1985, la seconda volta il 30 aprile 1993, dopo un coma, che lo riporta allo stato iniziale. A 7 anni torna a casa con gravi danni alla vista, si avvicina al pianoforte ed esegue ad orecchio “Caruso” di Lucio Dalla, senza aver mai suonato prima. Da quel momento la musica diventa per lui un luogo e rifugio sicuro che gli permette di conoscere se stesso e costruire il suo nuovo mondo. A 9 anni i genitori lo mandano a studiare in America in una Music School nell’Ohio, in cui scopre per la prima volta la musica classica. Successivamente studia 3 anni presso l’Actor Studio di Roma, dove si convince che la realtà sociale, come il teatro, si compone di un gioco di ruoli e di maschere. Proprio per questo motivo si iscrive alla facoltà di Filosofia e nel 2013 consegue la laurea. Nel frattempo lavora come Web Designer e si esibisce in numerosi locali della scena romana. Durante uno dei suoi live viene notato dalla regista Sibilla Barbieri che lo presenta a Maqueta Records. L’etichetta discografica decide di pubblicare i primi singoli “A little bit of present” e “Convert”.

Ecco la nostra intervista!

Ciao Vasco, “Love Remains” è il titolo del singolo che anticipa il tuo album di inediti. Ti va di raccontarci come nasce questo brano e cosa racconta?

L’amore resta, mi sono reso conto di questo quando quel giorno, sfinito, finalmente decisi di fare i conti con me stesso. Fu ardua, anzi, ti confesso che ne ero piuttosto spaventato. Mi ero sempre sentito catapultato e avviluppato in tante situazioni improbabili che non ero mai riuscito a spiegarmi realmente. Questa canzone racconta quella sensazione che quello che mi accadeva non poteva essere soltanto un insieme di coincidenze e, infatti, approfondendo, mi sono reso conto che quelle catene di eventi che continuavano a riproporsi erano dovute a situazioni lasciate in sospeso  nella mia memoria. Questo pezzo, così, ha permesso di esorcizzare le mie reticenze ed affermare e riconoscere una continuità con quello che ero stato. E’ anche grazie a questa canzone che sono riuscito a liberarmi da molte dipendenze emotive che mi erano rimaste addosso.  

Come hai passato questo periodo di quarantena? Hai lavorato a nuova musica?

Ininterrottamente! All’inizio ero un po’ inquieto, mi mancavano gli altri e gli imprevisti. Poi, per reagire, mi sono convinto che fosse un’occasione per approfondire molti aspetti a cui non avevo prestato attenzione. Perciò, come una Regola, mi sono imposto un lavoro metodico in modo da sviscerare le mie sviste. Mi sono reso conto, per esempio, che scrivendo sempre in inglese avevo trascurato alcune mie evoluzioni; poi mi sono concentrato molto sulla promozione di questo singolo, sia a livello di grafica editoriale che per il video. Ho scavato dentro di me, ho piantato dei fiori in giardino, ho cucinato, è stata un’occasione per dare maggiore attenzione a quei momenti a cui prima non facevo troppo caso. E’ stato un tempo meditativo e di impegno ginnico, che mi aiutava a concentrarmi. Sono soddisfatto e pronto a ricominciare a correre! 

Quanto è importante per te riuscire a rappresentare con le immagini ciò che provi mentre canti?

Non sempre. La musica va appresa come l’aria, con il respiro. All’inizio è inconsistente, poi, se fa freddo o ha differenza di temperatura col mondo esterno, si crea un alone di fumo e si creano delle immagini. Occupandomi oggi di quelle canzoni, che incarnano momenti trascorsi della mia vita, allora mi sono dovuto occupare d’immagini, occuparmi della loro luce e della loro dissolvenza e opacità. Secondo me la musica non abbisogna d’immagini, perché così consente a ognuno di farsene una propria idea. Tal’altre, invece, può essere anche divertente e stimolante, come è successo col videoclip per questo singolo, in cui la troupe mi ha aiutato a rivivere metaforicamente l’esperienza di questa canzone e ciò, te lo posso garantire, mi sta forgiando e, perché no, liberando moltissimo! 

Ti va di raccontarci l’infanzia di Vasco? Dalla prima alla seconda nascita, fino ad arrivare agli studi in America, come è cambiato Vasco?

Dalla prima alla seconda nascita non ricordo quasi nulla, se non vaghe reminiscenze. Ero piccolo e il coma che ebbi a 7 anni mi provocò una sorte di crash del sistema, per cui dovetti ricominciare da capo. Secondo le persone avevo 8 anni, ma io ero appena nato, rinato. L’esperienza americana fu una fortunata conseguenza alle mie prime esperienze al pianoforte: i miei genitori intuirono che avevo delle potenzialità, perché avevo un buon orecchio, per cui decisero di mandarmi in una Summer School in Ohio. Se, invece intendi, la mia terza rinascita grazie a Love Remains, con cui ho riorganizzato la mia soffitta di ricordi, beh, ti direi che dopo sono diventato completamente un’altra persona; fondamentalmente perché, se prima credevo di dover ancora trovare me stesso, grazie alla canzone ho invece capito che volevo occuparmi di me stesso. 

Quando potremo ascoltare il nuovo album? Cosa dobbiamo aspettarci da questo progetto?

Il nuovo album mi piacerebbe suonarlo per intero di persona, così da far cogliere anche le sfumature che il microfono non è riuscito a registrare. Sarà un’incursione nel nostro inconscio: ogni pezzo vuole rappresentare, in un certo qual modo, uno scalino comune verso la maturazione di se stessi. Per cui ci saranno 10 canzoni, a indicare un percorso che inizia e si conclude, con cui vi suonerò come sono diventato un uomo… anche se non si finisce mai d’imparare. Sarà rock, perché canto la mia differenza, sarà pop, perché riguarda tutti, sarà un’esperienza perché abbiamo provato a combinare sonorità importanti con qualche accezione di modernità contemporanea.  

Qual è il sogno di Vasco?

Ormai, come ti dicevo, ho imparato a vivere nel qui e ora, per cui ti direi la mia realtà. La mia speranza invece è che queste canzoni riescano ad essere accolte da diverse tipologie di orecchi e, magari un giorno, sentirne fare delle cover e interpretazioni. Mi divertirebbe molto sentirle suonare. Io ho sempre creduto che per capire realmente una canzone bisogna suonarla. 

Photo Credits: Simone Impieri

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